clara amico copywriter

Via alle presentazioni.

Benvenuti lettori. Prometto di non annoiarvi con la solita e barbosa lista curriculare scritta con l’intento di sbalordire i lettori!

Sarà una bella chiacchierata, seppur sotto forma di monologo.

La mia vita è fatta di gaffe e improvvisazione e l’interno della mia auto sembra un quadro di Pollock in chiave rivisitata.

Mangio crackers sulla tastiera e dico cose di cui spesso mi pento, è vero, – sarà per questo che preferisco la scrittura al linguaggio parlato?

A lavoro, però, è tutta un’altra storia. Giuro.

Non per rifilarvi un cliché da spot pubblicitario, ma cominciare la giornata non è mai semplice. No, svegliarsi la mattina non è bello.

Non lo è quando sei andato a letto tardi per finire un lavoro importante e non lo è se soffri d’insonnia da “cavolo, ho appena avuto un’idea!”.

Di certo non lo è in quell’istante in cui la sveglia suona e in un mondo parallelo continui a saltellare sui prati con Banderas.

 

Un pastello di cera

Non balzate sulle sedie, devo confessarvi una cosa. La penna non è stata il mio primo amore. Ho impugnato un pastello ancor prima che una penna e adesso voglio sbandierarlo senza vergogna!

Insomma capitemi, a quei tempi non sapevo neppure cosa fosse la penna. A tre anni correvo in giro per la casa scarabocchiando qua e là, credendo fosse una cosa molto divertente. A cinque anni la mia vena artistica iniziava ad emergere, tanto da farmi valutare una controproducente carriera da artista.

I colori mi hanno sempre affascinata. L’amore per la scrittura è arrivato poco dopo. Proprio come i colori, le parole riuscivano a trasmettermi tante sensazioni positive. Il fatto che dei piccoli scarabocchi grafici potessero combinarsi tra loro, creando parole e dando forma a pensieri e idee mi affascinava così tanto che iniziai a scrivere, giorno dopo giorno, appena tornata da scuola.

A quei tempi avevo una penna “dieci colori” – probabilmente la ricorderete anche voi.

Mi ci è voluto un po’ per capire che non serviva essere un Zanichelli umano o il Tolstoj dell’era contemporanea per sapere comunicare. Certo, conoscere le basi della lingua italiana e non cadere sui più banali orrori grammaticali e sintattici è fondamentale, ma è tanto importante quanto l’essere curiosi di imparare, sempre.

E poi leggere, leggere sempre e leggere testi diversi. Dai romanzi alle poesie, dai blog alle quarte di copertina. Ho scoperto quanto ogni testo potesse essere utile per comprendere i meccanismi della comunicazione.

Ho iniziato a scrivere sul mio diario, ed è inutile dire quanto fosse grande la tentazione di bruciarlo negli anni a venire, ma anche questo mi ha aiutata ad esercitare il mio modo di usare le parole.

Il mondo dei grandi

E poi sì, anche io ho seguito la ruota: ma sì, quella che determina la tua posizione all’interno della società. O almeno, questo è quello che ci rifilano fin da piccoli. Anche io faccio parte di quello spropositato numero di giovani che crede nell’importanza di avere una laurea.

Da bambina, però, non sapevo mai rispondere con certezza alla domanda “E tu, cosa vuoi diventare da grande?“. “La muccaia”, “L’addestratrice di cani“, “La maestra“, “la giornalista“, “La decoratrice d’interni“, rispondevo. No, non avevo le idee molto chiare.

E se a otto anni non si può sapere cosa fare della propria vita, a tredici non si può certo stabilire quale strada professionale intraprendere. Così, dopo aver passato in rassegna la lista delle opzioni in vista di una possibile e fruttuosa carriera, ho optato per il pacchetto bomba, quello peggiore di tutti: Liceo classico e Laurea in Lettere e Filosofia.

Inutile negarlo, per me sono stati anni di profondo stress. Credere che conseguire una laurea possa essere la chiave del successo, oggi, è una vera sciocchezza. A volte, il tanto auspicato pezzo di carta non serve a definire che professionisti siamo, né il ruolo che assumiamo nella società né, tantomeno, le persone che vorremmo essere. Sono una di quelle giovani pulzelle che all’Università ci è entrata con gli occhi a cuoricino e ne è uscita con il cuore spezzato. Ma, d’altra parte, non nego che sia comunque importante seguire una strada, la propria.

Stradine, vicoli, autostrade

Ecco, però, non si può sapere quale sia la propria strada finché non la si percorre. Prima o poi la si incontra e buttarsi ripaga – quasi – sempre.

Durante gli anni di Università ho deciso di seguire un corso professionale di Web marketing e mi si è aperto un mondo fatto di nuovi modi di comunicare, di nuovi strumenti da usare e di nuove finestre con vista panoramica sul grande 2.0. Ho seguito anche un corso di impaginazione presso una casa editrice di Palermo che mi ha fatto amare – ancora di più – il mondo della scrittura e dell’editoria.

Oggi scrivo soprattutto per passione, un po’ per la gloria e, talvolta, per lavoro. Se amate il mondo della comunicazione e amate le parole, quella dei web editor, dei copywriter, dei blogger, dei redattori e dei creativi in generale, è una delle strade più stimolanti e illuminanti che possiate percorrere – di certo non la più remunerativa. Dovrete trovare la vostra strada – a volte dovrete perfino costruirvela – e sarà davvero dura, ma la determinazione porta buone nuove e tanta soddisfazione.

Tutto qui?

Ok, forse non è tutto. Contro ogni aspettativa ho fatto anche la hostess, l’organizzatrice di eventi e la “truccabimbi”, ma di questo ne parleremo più in là, magari davanti ad un caffè.

Oggi accanto al mio lavoro di redattrice ci sono le mie tele, i miei tubetti sporchi e le svariate ore passate a ripulire le pareti di casa.

E se pensate che una cosa escluda l’altra vi sbagliate. Saper comunicare con una spatola, con un pastello o con una qwerty non è poi così diverso: cambia soltanto il mezzo.

E vi dirò di più.

Conoscere ogni singola forma d’arte aiuta a lavorare meglio anche con le parole. Avere una visione completa sulla forma di un testo, dai colori alla scelta delle parole e alla struttura, ci aiuta a dare un tono, a rendere la comunicazione meno piatta, a trasformare le più banali descrizioni in racconti appassionanti. A dar vita a giochi di colori e di contrasti per emozionare chi guarda e chi legge.

Non per nulla i copywriter sono anche chiamati gli artisti della comunicazione.