Mar, Mar 26, 2019

Cara virgola,

questo articolo è dedicato a te.

La virgola è uno dei segni di interpunzione più inflazionato e male utilizzato di tutta la penisola italiana.

E i dubbi sono tanti, tantissimi. Non sarà un caso che una grossa fetta di utenti cerchi su Google “virgola prima del ma“. C’è tanta confusione al riguardo. 

Eppure, è anche uno dei segni più importanti di un testo, nonostante le regole non siano così inflessibili e rigide come potrebbero esserlo, invece, quelle dell’ortografia.

Vediamo allora cos’è la virgola, perché va utilizzata e, soprattutto, come utilizzarla al meglio.

 

L'uso della virgola

 

Virgola: a cosa serve?

La virgola serve a porre delle pause e a scandire il testo, offre al lettore un ritmo da seguire e ne facilita la lettura e la comprensione; è in grado, soprattutto, di determinare il significato della frase stessa.

Esistono tanti tipi di virgola. Esistono, cioè, diverse funzioni e diversi modi di utilizzarla all’interno di un periodo.

Virgola: dove si mette e dove no

Non è il caso di dimenticarla per strada. La virgola è importante! In molti casi è obbligatorio metterla, altrimenti la frase non riesce ad acquistare senso. Ecco dove va la virgola, senza se e senza ma:

  • Va messa in presenza di elenchi o enumerazioni. In questo modo assume la funzione di dividere i vari elementi di una frase (es. “In valigia ci sono vestiti, scarpe, calze e libri”).
    Salvo alcune eccezioni, l’ultimo elemento viene sempre preceduto dalla congiunzione;
  • Va inserita prima e dopo una frase relativa appositiva. L’apposizione è quel sostantivo accessorio che aggiunge un’informazione in più sul soggetto della frase, un’informazione che – in questo caso – non è necessaria ed è quindi eliminabile. Per esempio, nella frase “Paolo, il fratello di Maria, sapeva bene cosa fare.”;
  • Va messa prima e dopo le proposizioni incidentali, principali o secondarie che siano. In questo caso assume la funzione di definire l’inciso all’interno della frase (es.“Marco, mi pare, tornerà domani a prendere il suo libro.”) o alla fine della frase (es. “Sapeva parlare bene il francese, la lingua di sua madre.”);
  • Va collocata prima o dopo un vocativo assoluto (es. “Marta, leggi per favore.”) o prima di un’interiezione (es. “Non sapeva dove andare, ahimè!”);
  • Va messa per separare una proposizione subordinata da una principale. In questo caso può essere inserita prima di una congiunzione con valore avversativo (ma, tuttavia, però, anzi) come, ad esempio: “Volevo andarci, ma il tempo era brutto”.
    Va inserita prima di una congiunzione con valore concessivo (poiché, anche se, sebbene, per quanto, mentre, quando, se), come nella frase: “Ho ordinato la pizza, anche se non mi va.”.
    Altre volte può anche sostituirsi alla congiunzione, come in questo esempio: “Non mi ha più dato risposta, sono andato da solo”.




Altri usi della virgola

Dopo aver visto il suo obbligato – o almeno si spera che lo sia – utilizzo, ecco una sfilza di ulteriori posizionamenti della virgola all’interno di una frase.

La virgola viene anteposta al pronome che riprende il soggetto della frase. Un esempio è: “Libri a buon prezzo, ne ho visti tanti.”. La cara virgola viene anche inserita tra la frase principale e la frase subordinata, quando le due frasi non sono strettamente connesse e, soprattutto, quando la subordinata precede la principale (es. “Se decidessi di vivere da solo, mia madre ne sarebbe felice.”).

La virgola, poi, viene utilizzata anche prima della frase secondaria con la funzione di sottintendere il verbo della frase precedente: “Lunedì vorrei andare a mare, martedì in montagna.”.

Piccoli Brividi di interpunzione: dove non mettere la virgola

Capita spesso di imbattersi in quegli orrori grammaticali di cui R. L. Stine andrebbe molto fiero.

A volte ci si dimentica alcune regole basilari e la virgola finisce – ahimé – nei punti più impensabili di un testo. Ma bando alle ciance, ecco quando non va usata.

La virgola non va assolutamente usata:

  • Tra soggetto e verbo. Scrivetelo sul muro, tatuatevelo: soggetto e verbo non devono mai essere separati. L’uno non può vivere senza l’altro. Questo perché, a rigor di logica, separando il verbo dal soggetto la frase smette di avere un senso.
  • Esiste però un’eccezione e questa eccezione è dettata dalle due virgole. Le due virgole permettono di creare una frase in più, ovvero l’inciso di cui abbiamo parlato prima. Se il soggetto e il verbo sono separati da due virgole che racchiudono un inciso, allora ciò è possibile. Saranno un po’ lontani nella struttura, ma uniti nel significato. Questo inciso, però, deve essere eliminabile, ovvero non deve essere un elemento essenziale legato al soggetto.
  • Tra verbo e complemento. “Il cane ha mangiato, i compiti”. Inutile commentare.
  • Tra aggettivo e sostantivo. “Il libro è, leggero”. Questo è proprio da Piccoli Brividi.
  • Alla fine di un elenco di soggetti. Può capitare di essere sbadati, di aver assunto poco caffè, di essere stanchi e di posizionare la virgola dopo una sfilza di soggetti. Nella frase: “Giacomo, Maria e Filippo, sanno bene cosa fare”, la virgola segue un soggetto e non va, quindi, inserita.

Virgola: quando è meglio non utilizzarla

Esistono poi dei casi in cui è preferibile non utilizzare la virgola. Ad esempio, prima delle congiunzioni e, o, ovvero, né è meglio ometterla. L’eccezione riguarda esclusivamente i testi che prevedono numerose pause e che, quindi, consentono l’utilizzo della virgola.

È vero, sembra ci siano più regole che altro. Eppure, se ci pensate bene, l’utilizzo dei segni di interpunzione è dettato soprattutto da questioni di logica. Chiedetevi sempre se la frase funziona e se quella virgola, posizionata in quel punto preciso della frase sia in grado di esprimere davvero ciò che volete dire.

Insomma, concorderete con me se affermo che le frasi “Il cane sta mangiando, mamma” e “Il cane sta mangiando mamma” acquistano due significati totalmente diversi.

E se non volete creare panico generale o far venire i brividi di freddo a chi vi sta leggendo, be’ fate più attenzione. Può esservi davvero utile, in questo senso, rileggere il testo ad alta voce mettendo le pause giuste.




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Classe 1989. A volte scambio un pennello per una penna e inizio a dipingere parole. Blogger e Redattrice web.

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